dedali istinti verdeggianti menano
al sol concepire l’esser fecondo,
pure, o ingegnoso, sale ritieni,
numi e proiezioni oltre il tuo mondo.
cos’è che fuor ti induce oltre traluce?
è silente alienazione dal grave
dal profondo, coacervo di terre
che chiami corpo, ove inganni trami.
ivi mortifichi quel salto oblato
diretto a infrangere l’immanente,
resiliente t’esprimi in un boato,
furente negazione d’ambi essenze,
morboso custodisci ogni passione,
poi ineffabile t’ergi al disgiunto
e ti specchi nell’uomo metafisico.
uomo! non sei bestia né sei giudizio,
forse diniego della solitudine,
ora diga dell’insignificanza
che è presenza traboccante e ostile
nell’ambizione misera coscienza.
l’alterazione è un vento di maggio
che seduce il polline seco addotto,
così l’uomo accosta il suo contagio
alterato nel frutto che ha prodotto
e addiviene ad aèrea condizione.
severa giunge l’astrazione làuta
e dolcissima, alta come neve
la necessità mercifica e glauca
rifiorisce le inessenziali mete
mentre il mondo s’avvizzisce piccolo.
straripanti acute lacrime accecano
il fatale ritorno ineluttabile,
redivive convulsioni percorrono
l’incarnata coscienza stupefatta,
leste le membra tracollano in rapide.
prosaiche legioni atroci l’inghiottono,
l’uomo pendulo limbale confonde
il passo nel motivo pantomimico
vacuo cercare di sua illusione,
annaspante attende acerbo trasbordo.
lusinghiero slancio torpore induce
ed il corpo perde sua nozione,
venial d’assenso l’intero introduce
più alto senso di nullificazione
tal che più amaro si fa il risorgere.
il frangente d’illusa estraniazione
confina l’essere in precario abbaglio
e tanto intenso e duraturo vaglio
fa dell’opre umane ostinazione,
tanto più amaro si fa il risorgere.
risorgere presto d’intorno alla vita
è placebo averno d’ogni virtù,
vengon gli affanni d’assenza sfinita
ancor contingente ardua realtà,
l’approdo è noia d’infranta esedra.
clòrido effondersi d’aliti d’alba,
confondersi d’uomo nel giogo dei sensi,
pace nascente in seno a una donna
siete da sempre agenti sinistri
di conclamata già squallida resa.
s’emulsiona rimesso dell’uomo
lo spirito inerme alla verità,
su d’un sistema fra azioni ed effetti
si snoda perfino la senilità
fra valli pacate d’umida edera.
( "Mimmo Burzachechi")