venerdì 27 febbraio 2009

Dentro di noi . . .

L'unico vero maestro
non è in nessuna foresta,
in nessuna capanna,
in nessuna caverna
di ghiaccio dell'Himalaya. . .
. . . E' dentro di noi "
Tiziano Terzani



mercoledì 25 febbraio 2009

all' uomo

dedali istinti verdeggianti menano
al sol concepire l’esser fecondo,
pure, o ingegnoso, sale ritieni,
numi e proiezioni oltre il tuo mondo.
cos’è che fuor ti induce oltre traluce?

è silente alienazione dal grave
dal profondo, coacervo di terre
che chiami corpo, ove inganni trami.
ivi mortifichi quel salto oblato
diretto a infrangere l’immanente,

resiliente t’esprimi in un boato,
furente negazione d’ambi essenze,
morboso custodisci ogni passione,
poi ineffabile t’ergi al disgiunto
e ti specchi nell’uomo metafisico.

uomo! non sei bestia né sei giudizio,
forse diniego della solitudine,
ora diga dell’insignificanza
che è presenza traboccante e ostile
nell’ambizione misera coscienza.

l’alterazione è un vento di maggio
che seduce il polline seco addotto,
così l’uomo accosta il suo contagio
alterato nel frutto che ha prodotto
e addiviene ad aèrea condizione.

severa giunge l’astrazione làuta
e dolcissima, alta come neve
la necessità mercifica e glauca
rifiorisce le inessenziali mete
mentre il mondo s’avvizzisce piccolo.

straripanti acute lacrime accecano
il fatale ritorno ineluttabile,
redivive convulsioni percorrono
l’incarnata coscienza stupefatta,
leste le membra tracollano in rapide.

prosaiche legioni atroci l’inghiottono,
l’uomo pendulo limbale confonde
il passo nel motivo pantomimico
vacuo cercare di sua illusione,
annaspante attende acerbo trasbordo.

lusinghiero slancio torpore induce
ed il corpo perde sua nozione,
venial d’assenso l’intero introduce
più alto senso di nullificazione
tal che più amaro si fa il risorgere.

il frangente d’illusa estraniazione
confina l’essere in precario abbaglio
e tanto intenso e duraturo vaglio
fa dell’opre umane ostinazione,
tanto più amaro si fa il risorgere.

risorgere presto d’intorno alla vita
è placebo averno d’ogni virtù,
vengon gli affanni d’assenza sfinita
ancor contingente ardua realtà,
l’approdo è noia d’infranta esedra.

clòrido effondersi d’aliti d’alba,
confondersi d’uomo nel giogo dei sensi,
pace nascente in seno a una donna
siete da sempre agenti sinistri
di conclamata già squallida resa.

s’emulsiona rimesso dell’uomo
lo spirito inerme alla verità,
su d’un sistema fra azioni ed effetti
si snoda perfino la senilità
fra valli pacate d’umida edera.

( "Mimmo Burzachechi")

lunedì 16 febbraio 2009

L'arte della spada in una notte di pioggia!



Ogni praticante, in particolare chi ha scelto e indossa l'abito del "Maestro" dovrebbe raccontarsi nelle proprie esperienze, atte a sviluppare quella crescita personale rivivendo nel racconto il proprio percorso, e portando se stessi come esempio per gli altri.

Con questa simpatica introduzione, voglio raccontarmi e raccontare una delle mie tante esperienze di pratica.

Premesso che una delle mie armi preferite è la spada, classificata la regina delle armi corte.
La si ritrova inserita in molti sistemi di Gong Fu "weijia" sistemi esterni, ma voglio rammentare che la spada appartiene ai sistemi interni “neijia” , famosa la Wudang jian “spada del Wudang” da cui deriva la Taiji Jian “spada Taiji”. . .

E’ proprio un momento di pratica con la spada che voglio raccontare, uno di quei momenti descritto da me come "Maestro di se stesso....dopo aver ricevuto gli insegnamenti dei propri Maestri ".
In questo quotidiano esercitare, cioè praticare "Gong Fu o Kung Fu", da sempre mi ritrovo "io" ed il mio "io", nel luogo che ho scelto per la mia pratica di tutti i giorni "casa mia", avendo la fortuna di esercitare a contatto con la natura "il mio giardino", certo e stupendo, ma avvolte bisogna sfruttare (nei periodi di intemperie) anche i luoghi chiusi che non mancano....
Ma è proprio una di queste intemperie che ho voluto sfidare, vi confesso che ho sempre amato esercitare di notte, in particolare nelle sere d'estate quando il caldo non favorisce la pratica diurna (anche se esercito come molti sanno prima di recarmi a lavoro ore 07:00).

La stessa notte che porta consiglio, che ti permette di "ascoltare", che mette in equilibrio le energie diurne con quelle notturne (il Qi del sole il Qi della luna), che ti permette di riflettere sulla vita di tutti i giorni, negli scontri e negli incontri.

Vi assicuro che il Gong Fu cambia in un ascolto particolare, senti il tuo corpo tutt'uno con l'universo ogni piccolo movimento diventa grande movimento, esercitare poi un'arma con cui studiare ogni singolo gesto diventa splendido.

Era una serata cupa ( due anni fa se non erro ) con poche stelle in cielo ( mi piace ammirare le 7 stelle - qi xin), la luna si alternava, nascondendosi dietro le nuvole che minacciavano pioggia, mi accingevo a scendere in giardino dove solitamente esercito il mio gong fu, quando non sono a lezione con i miei allievi.
Interpellai me stesso; era opportuno rimanere dentro o vivere la natura nelle sue incognite alternanze?....attratto da quelle forze "invisibili" che se le ascolti non mentono mai....ebbi una forte attrazione nell'esercitare l'arte della spada "jian shu", anche se il temporale non avrebbe tardato ad arrivare, iniziai come sempre con esercizi di Zhan Zhuang (il Gong del palo eretto o immobile), successivamente con il brandire la spada cominciai ad esercitarla, passai tanto tempo ad eseguire ogni tecnica e ricercare i suoi contenuti...

Il tempo era stato abbastanza clemente per tutta la pratica iniziale, ma aveva deciso di nutrire la terra con un pò di pioggia, cominciò a piovigginare, io continuai ad esercitare senza interruzione, sensazione bellissima, indimenticabile, la forma da me eseguita divenne forte fluida e quieta , li forse ho iniziato a comprendere lo stato di quiete....nella’alternare le tecniche, era come se la lama raccogliesse a se la pioggia sotto una strana forma di energia, per disfarsene nella successiva tecnica"es. quando si fa vibrare la lama - fan jin - forza esplosiva . . .per dare un'idea".

La soffice pioggia aveva smesso di venir giù, e con essa anche la mia pratica era finita, rivolgendomi al cielo ad est salutai l'universo omaggiando con la mia pratica gli antichi Maestri, e ringraziando gli attuali, per i loro continui insegnamenti, sentii una grande soddisfazione oltre che uno stato di benessere crescente, una gratificazione nel mio Gong Fu, e tanta serenità e libertà, forse quest'ultima pronto a perderla poco dopo o nei seguenti giorni, ma comunque sempre predisposto a riceverla nuovamente. . . .con il mio continuo esercitare.

martedì 10 febbraio 2009

L’imperfezione della conchiglia



...la perla nasce
dall’imperfezione della conchiglia

la poesia...
dalla cerebrale entropia

e come non si pensa al difetto della conchiglia
ammirandone la perla

così la poesia
incontrando la follia
ne illumina la notte...




(Da:"Il vuoto mistico della retta" Gaetano G. Perlongo)

lunedì 2 febbraio 2009

Una scelta importante nel mio Gong Fu


Partendo dal presupposto che prendere una decisione è sempre difficile, ma se questa, è frutto di una introspettiva forma di riflessione/meditazione, attraverso la quale proseguire un cammino , allora la stessa diventa semplicemente naturale.


Questo pensiero, forse molto “personale”, descrive i punti salienti di una scelta, che nasce da un ascolto non del tutto arbitrario, in quanto non si può decidere in base allo stato d'animo alterato, o a impulsi frenetici atti a raggiungere un fine, ma è nella "quiete" che nasce e si sviluppa la mia scelta, segno questo di un "cambiamento" incisivo per il mio Gong Fu!

Voglio quindi citare con una frase, “gong fa zi ran” pratica il Gong Fu naturale, spontaneo, istintivo, e interiore, questa la mia “SCELTA”, immergendomi completamente nel proseguo del Nei Gong “lavoro interno” il quale sin da subito a catturato la mia attenzione sia nella pratica, che nella sua filosofia, mistica, esoterica.