mercoledì 25 novembre 2009

Contro il servilismo culturale / contro il Confucianesimo


Riprendo a scrivere dopo un periodo di stasi, questi periodi sono dovuti al poco tempo e alla continua pratica, ma questa volta l’ esiguo tempo è motivato dal "cambiamento" di carattere personale/familiare (positivamente parlando), combinato ad un intenso lavoro nel neijia.

Ritorno quindi a scrivere con una nota di colore e di condivisione con tutti gli amici di questo blog, e non solo, anche con chi semplicemente per curiosità o “pettegolezzo” segue tutto questo "ben venga la critica ma che sia costruttiva e dimostrabile....", riportando con molto orgoglio (anche per l’affinità di pensiero che riscontro quotidianamente), un articolo scritto dal Maestro Loriano Belluomini, pubblicato sul suo sito poco tempo fa, dal titolo
"INNOVARE NELLA CONTINUITA' - Lettera aperta a tutti i praticanti di Ba Gua Zhang"....
Di solito un articolo si pubblica partendo dal primo capitolo fino all’ultimo , bhe! Io ho deciso di pubblicare una parte ovvero il seguente:

2- CONTRO IL SERVILISMO CULTURALE/CONTRO IL CONFUCIANESIMO
E' da noi diffuso (e non solo da noi ma un po' in tutto l'Occidente) una sorta di servilismo culturale per cui anche persone che normalmente sono dotate di senso critico riguardo al contesto culturale in cui operano, si sbracano quasi completamente e servilmente di fronte ad aspetti culturali 'orientali' che vengono accettati direi quasi con fede, come provvisti di un'area di sacralità. Faccio subito un esempio, tanto per restare pratico. Io ho pubblicato molti filmati sul web relativi sia all'insegnamento avuto da maestri sia relativi alla mia pratica corrente. Rispetto a quest'ultima, diverse persone si sono sentite in dovere di criticare questo o quell'aspetto tecnico o questa o quella tecnica. Questo è legittimo, però non posso fare a meno di notare come lo stesso tipo di critiche non venga rivolto a questo o quel maestro cinese le cui tecniche vengono presentate sul web. Il più delle volte queste tecniche sono semplicemente risibili, inefficaci e soprattutto non adeguate ai tempi, ai cambiamenti e alle novità presenti nel mondo marziale. Non tengono conto, ad es. dell'esistenza di discipline nuove o quasi come boxe, kick-boxing ecc. Non solo: all'interno del campo stesso del kungfu non si sono confrontate con arti come il Wingchun o altre consimili che hanno invece avuto un'evoluzione più in rapporto al combattimento. Quello che manca, nelle tecniche ad es. di BGZ tradizionali è un rapporto con l'evoluzione che le Arti Marziali in generale e considerate a livello mondiale, hanno drammaticamente subito nel secolo scorso. Quello che sembra a me grave è che nessuno o quasi faccia un discorso critico contro questo servilismo culturale. Una sorta di schiavitù mentale ci pervade verso tutto quello che è 'cinese' .

Il servilismo culturale non è solo presente qui in Occidente, ma lo è anche e lo è stato ancor più in passato, all'interno della stessa Cina. E' un servilismo che ha un nome ben preciso: Confucianesimo. Questa dottrina, per diversi modi ottima, è totalmente schiacciata su atteggiamenti conservatori, socialmente e politicamente reazionari. Al tempo della Rivoluzione Culturale cinese, che pure tanti danni ha creato alla Cina, c'è stato però un perido di critica al Confucianesimo che secondoi me è stato una delle poche cose valide di quel tempo. Non a caso oggi in Cina è risorto una specie di Neo-Confucianesimo che si vede anche negli ultimi film marziali. Confucio stesso si vantava di non aver creato nulla: era, un po' come i seguaci di Guenon al giorno d'oggi, alla ricerca di una mitologica Tradizione antica da preservare e in cui totalmente affondare. Per secoli e secoli la Cina è stata così schiacciata culturalmente su una tradizione che non ammetteva nulla di nuovo e che serviva gli interessi delle classi dominanti. E' pur vero che in contrasto a questo asservimento vi sono state correnti di pensiero anche forti come Daoismo e Buddhismo (specialmente il Chan / Zen) ma è altrettanto vero che in generale anche queste tradizioni sono state parzialmente assorbite dal Confucianesimo. Naturalmente il progresso doveva andare avanti in qualche modo; l'espediente più usato era allora di creare il nuovo fingendo che esso risalisse all'antico, a qualche tradizione segreta, esoterica, rimasta nascosta ai più oppure ritrovata miracolosamente da qualcuno. In tempi recentissimi anche il creatore del Falun Gong ha fatto un'operazione simile. Anche all'interno del Baguazhang (BGZ) sono avvenute molte di queste operazioni di mistificazione: ad esempio il cosiddetto EMEI BGZ, il BGZ della famiglia Tian e numerosi altri: tutti casi dove la necessità di creare, inventare o aggiornare si scontravano con il tradizionalismo culturale della mente cinese.

Un danno ancor più grave, all'interno del BGZ in particolare ma anche nel Taijiquan e, in maniera forse minore, nel Xingyiquan, è stato l'atteggiamento servile degli studenti verso i loro maestri. Conosco bene, per testimonianza diretta del mio maestro di Xingyi, Yu Yongxi, come andavano le cose. Un maestro, diceva Yu Yongxi, ti faceva vedere qualche movimento una volta o due e tu dovevi lavorare e ripetere questo. So bene, per esperienza, come certi movimenti siano difficili da afferrare a prima vista, specialmente se non ne viene dimostrata l'applicazione reale. Bene, il Confucianesimo mentale dei Cinesi impediva allo studente di essere 'scortese' verso il 'Maestro' richiedendogli a che cosa servisse quel tale movimento; non solo: impediva anche di richiedere la ripetizione del movimento. Ecco, mi diceva Yu Yongxi, come mai ogni arte ha avuto una proliferazione di modi diversi di fare le stesse cose. Lo studente X magari aveva colto in maniera sbagliata il senso di un movimento, il maestro non lo aveva corretto (perché in genere i 'maestri' non si sporcavano le mani se non con i loro studenti preferiti- un esempio è quello di Yip Man che al di là dell'agiografia di un film recente non entrava quasi mai in contatto fisico con un suo allievo) e quando lo studente a sua volta cominciava a insegnare ripeteva (senza capirlo) quello che aveva imparato in maniera erronea. A loro volta i suoi studenti non osavano chiedere e così giù, giù...

Per quanto riguarda il BGZ già alla terza generazione la maggior parte dei maestri non sapeva più il senso reale di quello che stava facendo. Oggi, che siamo alla quinta / sesta generazione, molti maestri, specialmente quelli dello stile Cheng, presentano delle cose eccezionalmente belle DI CUI NON SANNO QUEL CHE FARE! E anche nella tradizione Yin, spesso si conoscono forme ma i contenuti sono assurdi o del tutto inadeguati. E allora vediamo libri o CD che prolificano senza portare un reale chiarimento o aggiornamento sull'Arte.

Non voglio dire: io sono quello che..... Credo che il cambiamento avverrà pian piano con una sorta di rivoluzione culturale che si imporrà anche alle menti più tradizionaliste. Personalmente io ho avuto una mentalità conservatrice, per non dire reazionaria, fino al 1968. In quell'anno la rivoluzione culturale globale di quel periodo ha cambiato la mente e il modo di pensare di tante persone. Per un decennio sono stato, se posso dirlo, un 'rivoluzionario' ma mentre nuovi conformismi si creavano anche in questa fascia, la mia mente è rimasta ancorata allo spirito critico. Questo spirito critico risale a un latinista di Pisa che qui voglio citare in segno di gratitudine, il professor Brugnoli, che mi ha fornito letteralmente gli strumenti dell'indagine critica e filologica. Ecco, un latinista per me è stato un rivoluzionario!!! Incredibile, no? Riguardo alle Arti marziali, dove il mio spirito critico è rimasto, anche nei 'momenti di fede' che ho avuto anch'io come tutti, il mio approccio ad esse è nato da un'esigenza reale, il mio antifascismo. Questo forse dispiacerà a qualcuno, ma non so che farci, questa è stata la mia esperienza e ognuno è la propria esperienza. Questo approccio è cominciato nel '68 con una rissa di strada con elementi fascisti ed è proseguita negli anni 70 per necessità di autodifesa contro i fascisti di Ordine Nuovo, l'organizzazione terroristica nera di quel tempo. Lì, dal vivo, è sorta la necessità di imparare un'arte marziale e i fascisti lo avevano capito prima di me. Perciò quando vado a discutere di Arti Marziali io sono per la tradizione ma sono soprattutto per l'efficacia. Tutti gli altri approcci li trovo ridicoli. Ecco perché anche il mio Taiji preferito è quello Sun nella versione Fu Zhensong. Perché esso è perfettamente integrato con le altre cose che faccio, essendo intriso di molto Xingyi e anche di un po' di Bagua. Io ho studiato, a suo tempo anche il Chen (che va tanto di moda) ma non riuscivo a vedere l'integrazione con Xingyi e BGZ. Nel Taiji / Sun io vedo questa integrazione e l'ho approfondita in maniera tale che questo Taiji è davvero, ora, un'arte marziale. Molte delle tecniche e degli esercizi a due che insegno nel KF le pratico, infatti, anche nel Taiji. Per esempio non pratico quasi più il Tuishou , che mi sembra poco pratico e ormai un gioco all'interno di un orticello, mentre pratico il Roushou o Tui-san che deriva da esso. In conclusione: il mio discorso non vuole tagliare con il BGZ tradizionale, io per primo sono un suo insegnante. Vuole solo mettere a confronto il BGZ tradizionale con la globalizzazione delle arti marziali e immettere nuova linfa in un albero che, non voglio dire che stia seccando, ma mi sembra non sia troppo vitale.



nella foto sopra:(il Maestro Lino Perlongo in Xingyi ), segue nella foto: (il Maestro Loriano Belluomini e Fabio Panelli in Bagua duipi dao)